Situato su un colle circondato da vigne e oliveti, Ripi affonda le sue radici nell’epoca romana, come testimoniano numerosi reperti archeologici rinvenuti nella contrada di San Silvestro. Il borgo, oggi parte della provincia di Frosinone, custodisce una storia ricca di vicende politiche, religiose ed economiche, che spaziano dal Medioevo fino al Novecento, quando l’estrazione del petrolio ne ha segnato profondamente l’identità.
Le origini e l’etimologia
Le prime menzioni documentarie risalgono all’VIII secolo. Nel Sinodo Romano del 743, celebrato da papa Zaccaria, compare infatti la diocesi di Veroli, che comprendeva anche Ripi.
L’etimologia del nome è stata oggetto di varie interpretazioni:
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dal latino Ripae, riferito agli argini del torrente Meringo;
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da ripa, connesso alla collocazione geografica;
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oppure da rupes, in riferimento alla posizione del paese su una rupe scoscesa.
Medioevo e dominio feudale
Il Castrum Riparum, cioè il castello medievale di Ripi, fu distrutto più volte tra XII e XIII secolo, dapprima dai Normanni e successivamente dalle truppe tedesche di Diapoldo. Nel 1331 venne promulgato lo Statuto del Castello di Ripi, tuttora conservato presso l’Archivio Colonna a Subiaco.
Dal 1410 e fino al 1816 il borgo rimase sotto il controllo della potente famiglia Colonna, che ne influenzò fortemente la vita politica ed economica.
Struttura urbana e architettura
Il centro storico conserva l’impianto a forma di fuso tipico dell’antico castrum, delimitato da mura fortificate di cui restano alcuni tratti lungo le vie La Moddia e Muriglio. Le due porte principali, Porta Santa Croce e Porta Sant’Angelo, delimitano l’ingresso al borgo, attraversato da due arterie parallele:
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la via principale (Porta Santa Croce – Rua de Cavalieri – Piazza Luciano Manara – Via Fortellizze – Porta Sant’Angelo);
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la via secondaria, più bassa, nota come Via Di Sotto.
Il centro è arricchito da palazzi di interesse storico, tra cui:
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Palazzo Galloni, restaurato nel 1781;
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Palazzo Colonna, residenza dei feudatari fino al XIX secolo;
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Palazzo Candia, che ospitò Luciano Manara nel 1849 durante la campagna in difesa della Repubblica Romana.
Le chiese e il patrimonio religioso
In passato erano presenti quattro chiese principali: Santa Maria, San Silvestro, Santa Croce e Sant’Angelo. Di queste è rimasta solo quest’ultima, oggi nota come chiesa di San Rocco, dedicata al santo dopo un’epidemia di peste.
Di particolare rilievo è la chiesa arcipretale del SS. Salvatore, edificata nel 1743. A navata unica, presenta cappelle laterali, una grande tela del pittore Adolfo Loreti e un mosaico di San Giorgio, patrono del paese, realizzato dal maestro Biagio Cuomo.
Il monumento ai caduti
In Piazza della Vittoria si trova il monumento ai caduti, progettato dall’architetto Pietro Angelini e inaugurato nel 1925. Realizzato in travertino, ospita urne cinerarie simboliche e reca l’iscrizione “Ripi memore ai suoi caduti per la gloria d’Italia – MCMXXV”.
La Via del Petrolio
Uno degli aspetti più peculiari della storia di Ripi è legato al petrolio. Dal 1868 furono avviate le prime perforazioni nella zona di San Giovanni, con la concessione denominata Le Petroglie.
L’attività estrattiva si intensificò a partire dal 1915 con la Compagnia Petroli Laziali, e raggiunse l’apice nel 1938 sotto la gestione dell’AGIP, con quaranta pozzi attivi. L’estrazione rappresentò una risorsa economica significativa per la comunità, al punto che nel 1942 Benito Mussolini visitò la miniera.
Durante la Seconda guerra mondiale, i tedeschi distrussero gran parte delle strutture, ma in seguito l’attività riprese in forma ridotta. Oggi l’area rientra nella concessione della società Pentex Italia Limited.
Passeggiare per il centro di Ripi significa immergersi in una storia millenaria, che unisce la tradizione medievale, la religiosità popolare e la memoria industriale legata alla cosiddetta “Via del Petrolio”. Un patrimonio che continua a raccontare il passato e a dare identità al presente di questo caratteristico borgo ciociaro.
